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Leendert Saarloos (16/11/1884 - 13/01/1969), professione cuoco, etologo per passione.

Lavorava per una compagnia di navigazione; amante della natura, ad ogni attracco della nave ove prestava servizio, e per tutto il tempo che gli era concesso in libera uscita, soleva andare in esplorazione dei territori naturali della località, per conoscerne la fauna selvatica.
Ossessionato in maniera eccitante dall'idea di riuscire a creare una razza canina che più di ogni altra risultasse l'esatto connubio fra Cane e Lupo, nei primi anni del 1920, si dedicò allo studio della genetica. Lasciò così il mare per immergersi nella sua vera passione.
Desiderava fortemente riuscire a regredire la decadenza strutturale del Cane, deficitaria rispetto agli avi, per tornare il più possibile al primo stadio di selezione. Desiderava fortificarne il fisico, rendendolo più resistente alle malattie e allo stress, rimettendo in lui, i sensi del Lupo e la sua vigoria.
Più di ogni altra razza, egli amava il Pastore Tedesco e, l'idea che la selezione lo stesse indebolendo nel fisico, mise in moto fra le sue aspirazioni, quella di renderlo un Cane più robusto e ancor più duttile per l'addestramento. Scelse come capostipiti,'Gerard van Fransenum' (v. Stubersheim x Irmhild Wotan),, un Pastore Tedesco di origine prussiana, le cui linee di sangue (Gerard's Axel) erano rinomate per le grandi doti addestrative sperimentate nella prima guerra mondiale – erano difatti cani al servizio dell'esercito – e'Fleur', una Lupa Europea discendente dal ramo dei Lupi Siberiani, acquistata allo Zoo di Blijdorp a Rotterdam.
Sembra però che questa Lupa, sia stata colpita, ancora cucciola, da una malattia che la portò alla morte. Non intimorito dall'evento che avrebbe dovuto far vacillare le sue convinzioni che il Selvatico è più resistente alle malattie, comprò una seconda Lupa, sempre allo Zoo di Rotterdam e chiamò anche lei 'Fleur' – nota curiosa: tutte le sue Lupe, acquistate per rigenerare il sangue lupino durante gli accoppiamenti per la selezione della nuova razza, le chiamò Fleur. Nel 1937, finalmente dalla coppia Gerard - Fleur nacque la prima generazione: tre cuccioli , i quali però morirono poco dopo (un mese circa) di peste, probabilmente portata da un visitatore. Ancora una volta senza perdere il coraggio Leendert Saarloos, l'anno successivo, fece riaccoppiare il suo Pastore e la sua Lupa, e vennero alla luce due femmine grigie – Pittah e Fleurie – e un maschio – Barrè. Anche questi tre cuccioli si ammalarono e solo le femmine sopravvissero.
L'importanza di avere un maschio dall'unione del sangue Lupa-Pastore era oltremodo necessaria, e nella primavera del 1938, Gerard e Fleur figliarono nuovamente: sei femmine e un maschio fu il risultato della monta. In ricordo del piccolo Barrè, il maschio venne così chiamato. Barrè rimase nell'allevamento, le sorelline furono affidate.
Nota curiosa: tutti i soggetti affidati, sono rimasti di proprietà di L. Saarloos. I maschi sono stati affidati castrati. In questo modo potevano essere tenute sotto controllo le nascite ed essere evitati incroci di sangue non voluti.
La nuova generazione ebbe inizio dalla cucciolata di Gerard con la figlia Fleurie (anno 1939). Ciò portò ad avere nelle linee, il 75% di Pastore su il 25% di Lupo.
Tale scelta fu effettuata per eliminare l'innata riservatezzadel Lupo. Nacquero sette cuccioli. Di questi sette ne tenne per sé due – Largo e Kaja. Kaja è la prima marrone della storia della razza, il che zittisce le dicerie intorno alla quale, successivamente, furono inseriti Huskys negli accoppiamenti. Nel 1940, Saarloos fece unire Largo con la sorella Dela (figlia di Gerard e Assia – Assia è figlia di Axel e Asta – nota curiosa: di Assia e dei suoi genitori non si sa molto, risulta addirittura dal database mondiale del Cane Lupo di Saarloos, che Assia sia nata nel 1935, e quindi devono esserci stati necessariamente altri accoppiamenti di Pastore-Lupa, precedenti a quello reso noto come primo del 1937.
Probabilmente se non sono stati menzionati in maniera riguardevole, forse non tutti i nascituri riportavano caratteristiche similari, e quindi solo i soggetti che più si avvicinavano all'ideale immaginato, sono stati poi presi in considerazione). Da Largo e Dela nacquero tredici piccoli, dei quali sette rimasero, fra questi: Tarzan. Lo stesso anno anche Barrè e Fleurie ebbero otto cuccioli. Due entrarono nel gruppo di riproduzione, un maschio e una femmina. La femmina, secondo le osservazioni di Saarloos, risultò più idonea del maschio che più in là, consegnò allo Zoo di Rhenen. Nel 1941, è la cucciolata di Phitta con il fratellastro Max (figlio di Gerard e Assia) a renderlo estremamente orgoglioso. È forse la prima volta che tutti i nati, rispecchiano le peculiarità volute dall'allevatore, la timidezza non era manifesta mentre apparivano le doti del capo-stipite Gerard. Questi soggetti furono tutti arruolati per il servizio d'ordine della polizia. E nella stessa primavera anche Fleurie e Max ebbero i piccoli. Saarloos cominciò a credere molto nella sua selezione. Le impressioni che riceveva dall'esterno erano gratificanti. Le richieste per i suoi CaniLupi aumentavano. Ufficializzò finalmente il nome della sua nuova razza 'European Wolfdog' e del suo allevamento 'Van de Kilstroom'.
Il riconoscimento dal Kennel Club Olandese giunse nel 1942 e a livello nazionale non arrivò che nel 1975, quando il nome fu cambiato in Saarloos Wolfhound in memoria del suo fondatore morto nel 1969. In molti pensano che la tardata ammissione al libro genealogico delle razze, sia dovuta ad alcune ostilità politiche, non ultima forse quella della SW. Negli anni intercorsi fra 1941 e il 1969, l'allevamento dei Cani Lupi di Saarloos subì alti e bassi.
La seconda guerra mondiale fu parte in causa del declino e nel 1950, un virus lo indebolì ulteriormente. Vani furono i consigli degli amici di vaccinare gli Animali.
Saarloos era convinto che non si trattava di un'epidemia da virus, ma da un problema di malnutrizione e dallo stato di cattività. Durante la seconda guerra mondiale, Saarloos, ebbe la visita della commissione per accertare il riconoscimento della razza. Nonostante gli animali fossero identificabili e gli incroci avvenissero sotto controllo e con registrazioni regolari, il comitato rimase negativamente colpito dalla situazione generale a cui si trovarono di fronte: le varie specie animali, non solo Cani e Lupi, ma anche volpi, scimmie e sciacalli, producevano un rumore assordante ed emanavano un forte odore che, unito a quello del cibo, risultava nauseabondo; inoltre, la stampa faceva propaganda negativa nei confronti dei Cani Lupo accusandoli d'essere pericolosi.
Nonostante tutte le avversità Saarloos andò avanti col suo progetto lavorando per consolidare i successi ottenuti. Il Cane Lupo non era un Cane da difesa, il Lupo tendenzialmente è un Animale sospettoso che conduce una vita appartata e preferisce scappare piuttosto che attaccare, non dimostrando aggressività né verso i suoi simili né verso l'uomo; e fu proprio questa caratteristica pacifica a salvare la vita ai Cani di Saarloos durante la seconda guerra mondiale, in quanto, in seguito al rumore dello sparo di una pistola, scapparono tutti e ciò indusse gli ufficiali tedeschi a rinunciare al progetto di utilizzarli al fronte. Nel 1955 fortificò la progenie inserendo altro sangue lupino, con 'FleurII' scegliendo come maschio per il primo accoppiamento 'Barnun Van de Kilstroom'(figlio di Zanzibar Van de Kilstroom – Almadin x Circe – e Petronella Van de Kilstroom – Tarzan x Dewata – unione del sangue di Largo, Fleurie, Max e Phitta).
Nel 1963 con FleurIII scegliendo come primo maschio per l'accoppiamento il suo preferito 'Yro Van de Kilstroom' (figlio di Damascus Van de Kilstroom – Tarzan x Dewata –e Odile Van de Kilstroom – Astor x Olivia /unione del sangue di Tarzan, Dewata, Circe, Zanzibar). Questo però, riportò nell'allevamento, quella diffidenza che tanto, Saarloos, fece per eliminare. La sua delusione più grande fu quella di non essere riuscito a creare un nuovo Cane da lavoro, superiore, rispetto alle razze già esistenti, nella robustezza fisica e nell'intelligenza. Fortunatamente i meravigliosi esemplari non perirono con lui, grazie alla figlia Marijka e al supporto dell'Associazione Olandese. Il primo impiego del Cane Lupo di Saarloos lo troviamo nella guida per ciechi, la sua natura diffidente, lo porta ad essere circospetto, quindi l'idea di un cane cauto nelle situazioni nuove o possibilmente rischiose ha portato a credere di poterlo impegnare in maniera positiva.
Di certo nell'era moderna questo non potrebbe più essere (e di fatto non lo è), vista la caotica vita del contemporaneo. La seconda mansione accordatagli fu il soccorso, la Protezione Civile Olandese lo addestrò per tale opera. Nota curiosa – Yro, addestrato personalmente da Leendert Saarloos, alla fine degli anni sessanta passò il test per il salvataggio. La capacità di apprendimento del Cane Lupo di Saarloos è sorprendente, oltremisura, e non parlo solo della sua intelligenza, ma anche della velocità con cui apprende, questo non sopisce la sua innata diffidenza lupina, tale caratteristica infatti è il suo personale gioiello che lo distingue nel mondo.
Di tale prerogativa, l'Associazione Olandese, che lo protegge dalle ibridazioni delle persone che tanto vorrebbero farne un'ottima occasione di alto commercio, ne ha fatto una dote fondamentale per il riconoscimento della razza.
La serietà delle persone innamorate del Cane Lupo di Saarloos è facilmente riscontrabile negli allevatori che lottano per essa. Non affidando a chicchessia le loro creature, confermano l'amore che nutrono per esse.
Il primo Cane Lupo di Saarloos e stato importato in Italia dal Sig Rinauro Giancarlo nel 1998 (che fu anche il primo a portare in Italia il CLC) e si chiamava Oural du Plateau Ardennaise.
Il Cane Lupo di Saarloos dentro al mio cuore. Cane Lupo nel nome, Lupo nell'aspetto e nell'anima. Lupo fuori e dentro. Regale e schivo, affettuoso e diffidente. Agile e veloce. Placido, tranquillo, infantile e rispettoso. Predatore potente. Sicuro nelle faccende del Selvatico, determinato nelle sue azioni. Del Cane riporta solo la prospettiva, molto pratica e conveniente, di un Animale Addomesticato.

Fonte: Associazione per la Tutela del Cane Lupo di Saarloos


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FCI Standard N° 311 / 04.10.2000

ORIGINE: Olanda
DATA DI PUBBLICAZIONE DELLO STANDARD ORIGINALE VIGENTE: 22.01.1999

UTILIZZAZIONE:
Il Cane lupo di Saarloos non è stato allevato per una prestazione specifica; possiede delle predisposizioni naturali che gli permettono di essere un cane di compagnia e di famiglia fedele affidabile.

CLASSIFICAZIONE F.C.I.:
Gruppo 1
Cani da pastore e Bovari (escluso i Bovari Svizzeri)
Sezione 1
Cani da pastore Senza prova di lavoro.

ASPETTO GENERALE
Il cane- lupo di Saalroos è un cane de forte costituzione, il cui aspetto esteriore (conformazione, andatura, mantello) fa pensare a un lupo. È di costruzione armoniosa e ha gambe abbastanza lunghe, ma che non danno l’impressione che il cane sia alto sugli arti. Le caratteristiche del sesso sono pronunciate nei maschi come nelle femmine.

PROPORZIONI IMPORTANTI
• Il cane–lupo di Saarloos è più lungo che alto.
• Il rapporto tra la lunghezza del muso e quella del cranio è: 1 : 1

COMPORTAMENTO – CARATTERE
Cane vivace e pieno di energia, di carattere fiero e indipendente. Non obbedisce che di sua propria e libera volontà; non si sottomette. È attaccato al suo padrone e affidabile al più alto grado. Verso gli estranei è riservato e abbastanza diffidente. La sua riservatezza e, nelle situazioni sconosciute, il suo istinto di fuga simile a quello del lupo, sono tipiche per il cane-lupo di Saarloos e dovrebbero essere mantenute come particolarità della razza. Nell’avvicinarsi a un cane–lupo di Saarloos gli estranei dovrebbero dare prova d’una certa comprensione verso il comportamento di questo cane, per la sua circospetta riservatezza e per il suo istinto di fuga, particolarità che porta nel suo patrimonio ereditario. Un approccio forzato e indesiderabile da parte di un estraneo può provocare la manifestazione dell’istinto di fuga. Impedendo a questo istinto di manifestarsi, per esempio diminuendo la libertà di movimenti del cane con un guinzaglio, il cane può comportarsi come se avesse paura.

TESTA
La testa deve richiamare l’impressione che fa quella di un lupo, e armonizzare, nelle sue dimensioni, con il corpo. Vista dal di sopra e di profilo, la testa ha la forma di un cuneo. La linea che va dal muso all’arcata zigomatica ben sviluppata, è molto caratteristica. Assieme alla forma corretta e la posizione degli occhi, questa linea dà l’aspetto ricercato simile a quello di un lupo.

REGIONE DEL CRANIO
- Cranio: è piatto e largo; per quello che riguarda la sua larghezza, bisogna stare in guardia contro una larghezza esagerata che verrebbe ad alterare la sua forma tipica di cuneo. L’osso occipitale e il contorno dell’orbita non devono essere troppo visibili; l’arcata sopraccigliare deve fondersi con il cranio in una linea morbida.
- Stop: la depressione naso-frontale è poco marcata

REGIONE DEL MUSO
- Tartufo ben pigmentato
- Muso forte. La canna nasale è diritta
- Labbra ben chiuse e ben aderenti
- Mascelle/Denti: la mascella superiore e inferiore, ben sviluppate, presentano una dentatura solida e una chiusura completa a forbice, che non è accettabile se non è ben chiusa. In confronto al cranio, la mascella superiore non deve sembrare grossolana; un muso troppo grossolano altera la forma tipica che deve
assomigliare a quella del lupo. La mascella inferiore non ha niente di speciale.
- Occhi: preferibilmente di colore giallo, a forma di mandorla, posizionati leggermente obliqui, non sporgenti né rotondi, con le palpebre ben aderenti al globo oculare. L’espressione è attenta, riservata, ma non timorosa. L’occhio esprime le vere caratteristiche della razza e sottolinea l’aspetto ricercato della rassomiglianza con il lupo. L’espressione desiderata non si ottiene che con un occhio chiaro. Bisogna dare grande importanza al colore, la forma e la giusta posizione dell’occhio. Nei soggetti più anziani, il colore giallo dell’occhio può diventare più scuro, ma il tono giallo d’origine dovrebbe essere mantenuto. Una predisposizione al color marrone è meno ricercata. Le cavità orbitali si fondono impercettibilmente con il cranio. Un’orbita troppo marcata unita a un’arcata sopraccigliare accentuata e uno stop marcato, sono difetti.
- Orecchi: di media grandezza, carnosi, triangolari l’estremità arrotondata; la loro faccia interna è ricoperta di pelo. Gli orecchi sono attaccati all’altezza dell’occhio. Sono molto mobili ed esprimono l’umore e le emozioni del cane. Gli orecchi troppo appuntiti e attaccati troppo alti sono difetti. Gli orecchi attaccati troppo di lato alterano la forma tipica della testa e sono perciò meno ricercati.

COLLO
Asciutto e ben muscoloso; si fonde in linea armoniosa con il dorso; come pure, la linea della gola si fonde senza sbalzi con il petto. In inverno, soprattutto grazie al pelo stagionale, il collo può avere un bel collare. La giogaia è minima e non evidente. È tipico del cane-lupo di Saarloos che, quando muove al piccolo trotto, la testa e il collo formino una linea quasi orizzontale.

CORPO
Il cane-lupo di Saarloos è più lungo che alto.
- Dorso diritto e forte
- Costole normalmente cerchiate
- Torace: la linea armoniosa del torace raggiunge al massimo il livello dei gomiti. Visti dal davanti, il petto e la distanza fra gli arti sembrano moderatamente larghi. Conviene evitare una regione toracica troppo massiccia, perché altererebbe la silhouette tipica che caratterizza questo trottatore nato. La silhouette è piuttosto slanciata e molto simile a quella del lupo.
Linea inferiore tesa e leggermente rilevata

CODA
è larga alla radice e abbondantemente provvista di pelo; arriva almeno al livello del garretto. Sembra attaccata un po’ bassa, fatto che è spesso accentuato da una leggera depressione vicino all’attaccatura. La coda è portata da leggermente a forma di sciabola, a totalmente diritta. Quando il cane è eccitato o al trotto, può essere portata più alta

ARTI ANTERIORI

sono diritti e ben muscolosi. Le ossa non sono grossolane e la loro sezione è ovale. In confronto al corpo, gli arti sono un po’gracili.
Spalle le scapole sono di larghezza e lunghezza sufficiente. Formano con la verticale un angolo normale, non esagerato, di circa 30°.
Braccio della stessa lunghezza della scapola. Angolo scapolo-omerale non esagerato
Gomiti ben aderenti al corpo, senza essere serrati contro il torace. Vista la curvatura delle costole e la localizzazione corretta della spalla e del braccio, la distanza tra i due anteriori è moderata
Piedi anteriori
piedi di lepre, ben muscolosi e arcuati, con cuscinetti molto sviluppati, ciò che, assieme al carpo solido e al metacarpo leggermente obliquo, assicura un movimento elastico. In stazione, un piede leggermente rivolto verso l’esterno è ammesso.

ARTI POSTERIORI
la posizione del bacino è normale. Tuttavia, a causa dell’attaccatura bassa della coda, che è frequentemente accentuata da una leggera depressione, il bacino dà spesso l’impressione d’essere più obliquo. Gli angoli del posteriore sono in armonia con quelli dell’anteriore. L’andatura tipica della razza dipende in gran misura della buona angolazione del ginocchio e del garretto. La minima deviazione impedisce lo sviluppo di questo tipico movimento. Nel cane in stazione, i garretti leggermente chiusi sono autorizzati
- Coscia di lunghezza e larghezza normali, fortemente muscolosa
- Ginocchio non eccessivamente angolato
- Garretto: l’angolo non deve essere esagerato. Le ossa e i muscoli permettono una estensione ottimale dell’articolazione.
- Metatarso sufficientemente lungo (non corto), mediamente obliquo
- Piedi posteriori ben sviluppati, ben arcuati

MOVIMENTO
Il cane-lupo di Saarloos è un trottatore tipico e resistente facilmente capace di percorrere lunghe distanze con il suo passo particolare. La sua andatura naturale non lo stanca e ricorda quella del lupo. Si distingue dalle altre razze per il suo movimento leggero molto caratteristico. Il buon svolgimento dei movimenti dipende molto dai diversi particolari di costruzione corporea; prima di tutto, sono le angolazioni tra gli arti diversi, che esercitano l’influenza più grande. Al trotto libero e sciolto, il cane-lupo di Saarloos porta la testa e il collo quasi orizzontalmente; è allora che la posizione degli occhi e la forma cuneiforme della testa sono caratteristiche. Al trotto sostenuto, andatura tipica della razza, il cane non presenta un allungo esagerato; come una spinta troppo forte, così un allungo esagerato deformerebbe l’andatura tipica e leggera che è un modello ideale di movimento economo ed energico.

MANTELLO
Il pelo estivo è diverso da quello invernale. In inverno, è generalmente il sottopelo che è predominante; con il pelo di copertura forma una pelliccia abbondante che copre tutto il corpo e disegna attorno al collo un collare ben definito. In estate, è il pelo di copertura che predomina su tutto il corpo. Differenze di temperatura in autunno e in inverno possono esercitare una grande influenza sul sottopelo; ma la predisposizione a formare sottopelo deve almeno essere presente. Bisogna che il ventre, la parte interna delle cosce e anche lo scroto siano ricoperti di pelo.

COLORE
i colori ammessi sono:
- Sabbia o fulvo chiaro fino a scuro carbonato, detto grigio di lupo
- Sabbia o fulvo chiaro fino a scuro ombreggiato di marrone, detto marrone di foresta (Bos bruin)
- Da crema biancastro (sabbia) chiaro a bianco

Il pigmento del tartufo, delle rime palpebrali, delle labbra e delle unghie deve essere nero nei soggetti color grigio-lupo o bianco, color fegato nei soggetti “marrone di foresta” o bianco-crema. Il pelo di tutta le regione inferiore del corpo, alla parte interna delle estremità e nella regione posteriore delle culottes è di colore chiaro. Alla parte esterna degli arti, tanto il soggetto color grigio-lupo che il “marrone di foresta”presentano un pelo di colore scuro. Dovranno anche avere una maschera che sottolinea l’espressione.

TAGLIA
L’altezza al garrese del cane-lupo di Saarloos varia per i maschi da 65 a 75 cm per le femmine da 60 a 70 cm, sono ammesse leggere deviazioni verso l’alto

DIFETTI: qualsiasi deviazione da quanto sopra deve essere considerato come difetto che sarà penalizzato a seconda della sua gravità

> Testa
• Occhio troppo rotondo, occhi sporgenti
• Orbita troppo fortemente accentuata, con sopracciglia che non si fondono in linea armoniosa con il cranio; spesso si accompagnano con uno stop marcato e degli occhi troppo rotondi.
• Orecchi attaccati troppo alti e/o orecchi appuntiti
• Orecchi troppo divaricati
> Corpo
• Troppo disceso, troppo corto
> Coda
• Coda arrotolata
• Coda portata sul dorso
> Arti
• Ossatura degli arti troppo grossolana
> Mantello
• I colori troppo poco carichi sono meno ricercati
• Incorretta ripartizione dei peli scuri, con formazione di una sella nera.

DIFETTI ELIMINATORI

• Colori diversi da quelli ammessi dallo standard
• Qualsiasi forma di aggressività

N.B. I maschi devono avere due testicoli apparentemente normali completamente discesi nello scroto


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Displasia dell'anca e del gomito: patologia che interessa le articolazioni delle zampe. Rilevabile e certificabile tramite lastra ufficiale dopo i 12 mesi di età del cane. Cani con displasia livello "A" (esente) e "B"( lieve) sono considerati nella norma quindi possono essere riprodotti. Cani con displasia livello "C" possono essere riprodotti solo con cani di livello "A", possibilmente previo studio della situazione displasica di ascendenti, discendenti e collaterali.
Mielopatia Degenerativa (DM): malattia genetica potenzialmente mortale ed incurabile. Prima di far riprodurre un soggetto è indispensabile far eseguire un test genetico, al fine di evitare accoppiamenti tra cani portatori. Il test è eseguibile fin dai primi mesi di vita del cucciolo e viene eseguito una sola volta nella vita.
Nanismo Ipofisario (DWARF): malattia genetica potenzialmente mortale ed incurabile. Prima di far riprodurre un soggetto è indispensabile far eseguire un test genetico, al fine di evitare accoppiamenti tra cani portatori. Il test è eseguibile fin dai primi mesi di vita del cucciolo e viene eseguito una sola volta nella vita.
Atrofia Progressiva della Retina (PRA): oculopatia non curabile. Si può sviluppare in qualsiasi momento della vita del cane anche se gli esami precedenti hanno dato esisto negativo. Pertanto l'esame oculistico deve essere ripetuto ogni qual volta si utilizzi il cane in riproduzione entro i 12 mesi antecedenti alla data della monta. Cani che ad uno degli esami venissero riscontrati affetti devono essere tolti dai programmi di riproduzione.
Cataratta: oculopatia non curabile. Si può sviluppare in qualsiasi momento della vita del cane anche se gli esami precedenti hanno dato esisto negativo. Pertanto l'esame oculistico deve essere ripetuto ogni qual volta si utilizzi il cane in riproduzione entro i 12 mesi antecedenti alla data della monta. Cani che ad uno degli esami venissero riscontrati affetti devono essere tolti dai programmi di riproduzione.
Epilessia: malattia non riscontrabile tramite esami. I soggetti che ne manifestassero i sintomi devono essere segnalati all'allevatore e all'Associazione di Tutela. Non deve essere fatto l'accoppiamento di due cani che entrambi abbiano in linea di sangue un episodio di epilessia più vicino di tre generazioni. I soggetti affetti da epilessia devono essere tolti dai programmi di riproduzione.
Miosite Masticatoria (MMM): malattia non riscontrabile tramite esami. I soggetti che ne manifestassero i sintomi devono essere segnalati all'allevatore e all'Associazione di Tutela. I soggetti affetti da miosite devono essere tolti dai programmi di riproduzione.

Mielopatia Degenerativa (DM)

E’ una patologia del midollo spinale, che colpisce solitamente cani di età compresa tra i 5 e i 14 anni senza differenze di sesso. Quello che succede è che c’è una progressiva diminuizione – e poi interruzione – degli stimoli nervosi dal cervello agli arti (e ritorno), con conseguente paralisi progressiva e prognosi sempre e solo infausta.
Dagli esami istologici risulta che la causa una degenerazione della materia bianca del midollo spinale, soprattutto nel tratto posteriore. Si riscontra una frammentazione e scomparsa dell’assone e una alterazione della guaina (mielina), che si presenta rigonfia e spezzettata.
Inizialmente si ha solo una certa debolezza del treno posteriore, con sintomi simili a quelli di numerose altre patologie ortopediche e/o neurologiche (ernia del disco, displasia, cauda equina, patologie di origine traumatica ecc.).
Recentemente si è riusciti ad individuare alcuni sintomi specifici che possono far pensare alla DM: per esempio l’esame delle funzioni propriocettive. Si effettua una dorsoflessione forzata del piede posteriore e si osserva quanto ci mette il piede a tornare nella sua posizione naturale: se il piede rimane a lungo nella posizione forzata questo è indice di un’interruzione nel sistema nervoso che può far pensare alla mielopatia degenerativa. A questo punto devono seguire altri esami clinici e possibilmente a una risonanza magnetica, che può escludere la maggior parte delle altre cause e quindi portare alla diagnosi definitiva.
A questo punto, purtroppo, il cane ha da 6 a 36 mesi di vita. E non c’è nulla da fare. Inutile illudersi anche per i (frequenti) periodi di apparente stabilizzazione.

Le cause: per molto tempo, dopo che era stata smentita l’ipotesi di cause alimentari (si era pensato a carenze vitaminiche) si è ritenuto che la DM fosse una malattia immuno-mediata.
La componente genetico/ereditaria della DM è stata scoperta grazie ad uno studio parallelo tra questa malattia e la SLA umana, che hanno molte caratteristiche in comune.
Si è studiato quindi il gene SOD1, responsabile appunto della SLA, e si è scoperto che nella regione CFA31 tutti i cani malati erano omozigoti ad una versione mutata del gene SOD1.
Lo studio venne compiuto sui welsh corgi, dopodiché venne ampliato ad altre razze con riscontro positivo: allora venne messo a punto il test genetico sulla sequenza del DNA (PCR) per rilevare la presenza del gene nella sua forma mutata.
Gli studi hanno rilevato che tutti i soggetti malati di mielopatia degenerativa hanno il gene mutato come omozigote (DM/DM).
Nessuno dei cani che lo presentano come eterozigote (DM/n) e nessuno dei cani che presentano il gene sano omozigote (n/n) hanno mai manifestato sintomi della malattia.
E’ quindi accertato che il gene omozigote DM/DM è presente in tutti i soggetti malati: ma possono esserci soggetti DM/DM non sintomatici. Alcuni cani geneticamente predisposti (DM/DM) risultano infatti essere morti in età molto avanzata senza mai manifestare i sintomi della malattia.
Dalla stessa ricerca è emersa una ricorrente familiarità: ovvero, tra i soggetti predisposti l’incidenza è più alta in cani strettamente imparentati. Tutto questo porta oggi a definire l’allele mutato del SOD1 come un gene autosomico recessivo a penetrazione incompleta, e non più come un semplice gene recessivo (altrimenti l’omozigosi dovrebbe portare sempre alla sintomatologia).
Resta una percentuale di dubbio, visto che i sintomi possono manifestarsi anche in età molto avanzata: quindi potrebbe darsi (ma al momento appare improbabile, visto che la casistica è piuttosto corposa) che alcuni cani muoiano per motivi diversi prima che la DM faccia in tempo a manifestarsi.
E’ invece assai probabile che la malattia, nei soggetti DM/DM, diventi sintomatica solo in presenza di un fattore scatenante che però, al momento, è ancora sconosciuto.
L’importanza del test: oggi c’è a disposizione anche il test per individuare l’anomalia del gene responsabile (SOD1) ed evitare di programmare cucciolate tra due genitori portatori o, peggio, tra malati.
In Italia il test è disponibile solo presso alcuni laboratori e cliniche universitarie. L'Associazione di Tutela dela Cane Lupo di Saarloos ha recentemente sottoscritto una convenzione con il laboratorio Genefast di Bologna (www.genefast.com ) per l'esecuzione dei test a prezzi convenzionati per i soci.
Dato che solo gli omozigoti DM/DM possono manifestare la malattia, non c’è alcun bisogno di escludere nessun cane dalla riproduzione: data l’altissima incidenza della mutazione, questo porterebbe a un impoverimento genetico delle razze predisposte che diventa del tutto inutile qualora si lavori su cani testati.
E’ sufficiente, infatti, evitare l’accoppiamento di due soggetti DM/DM per impedire alla malattia di manifestarsi.
Niente allarmismi, quindi, ma informazione sì, il più diffusa possibile: se tutti i cani fossero testati sarebbe possibile utilizzarli tutti in riproduzione (compresi gli stessi DM/DM) senza correre alcun rischio.
Se invece non si effettuano i test, allora la possibilità di accoppiare inconsapevolmente due DM/DM diventa elevata (e la manifestazione della malattia diventa proporzionalmente più probabile).
Se si accoppiano due malati o due portatori, si potranno ottenere cani affetti da una malattia invalidante, terribile per i proprietari e ovviamente devastante per il cane, che oltretutto –proprio come i malati di SLA – resta perfettamente lucido, cosciente e sano di mente fino alla fine. Ma mentre un malato umano sa quello che gli sta succedendo, il cane non ne ha la minima idea.
E’ fondamentale, quindi, in un programma serio di allevamento, effettuare i test genetici ed accoppiare sempre e solo i soggetti DM/DM o DM/n con soggetti n/n.

Nanismo Ipofisario (Dwarf)

La ghiandola pituitaria o ipòfisi è una ghiandola alla base del cervello che produce ormoni. Questa ghiandola delle dimensioni di un pisello consta di tre parti: l'ipofisi anteriore, il lobo intermedio e l'ipofisi posteriore. L'ipofisi anteriore sintetizza e secerne sei ormoni, necessari per numerose funzioni corporee come la crescita, la riproduzione, l'allattamento, il metabolismo e la gestione dello stress.

Questi 6 ormoni sono:
- Ormone della crescita (growth ormone) GH, essenziale per la crescita
- Ormone tiroide-stimolante TSH, regola le funzioni della tiroide
- Prolactina PRL, regola le funzioni dell'allattamento
- Ormone follicolo-stimolante FSH e...
- Ormone luteinizzante LH, essenziali per l'ovulazione nelle femmine e per la produzione di sperma nei maschi
- Ormone adrenocorticotropo ACTH, stimola la corteccia surrenale.

Ogni difetto nello sviluppo della ghiandola pituitaria si traduce nella non produzione di uno o più ormoni pituitari. Nei cani il deficit congenito dell'ormone GH o Nanismo Ipofisario, è l'esempio più evidente di difetti nello sviluppo dell' ipòfisi. Questo disturbo ereditario recessivo è riscontrato con maggio frequenza nei Pastori Tedeschi ed è stato osservato anche nel Cane Lupo di Saarloos. Il difetto genetico che causa una deficienza congenita di GH nel Pastore Tedesco è lo stesso anche nel Cane Lupo di Saarloos poichè disturbo in quest'ultima razza è comparso dopo che il Pastore Tedesco è stato utilizzato nella riproduzione dei Cani Lupo di Saarloos. Esemplari affetti da Nanismo Ipofisario di Pastore Tedesco e di Cane Lupo di Saarloos presentano una deficienza combinata degli ormoni GH, TSH, PRL e genadotropine. Invece la secrezione di ACTH è nella norma. I cani portatori del gene mutato che causa il Nanismo Ipofisario non presentano sintomi e appaiono esattamente uguali ai cani non portatori. Dal momento che il Nanismo Ipofisario è un disordine recessivo di un singolo gene, la nascita di un esemplare malato indica che entrambe I genitori sono portatori del gene mutato.
Nella stessa cucciolata i cani malati sono significativamente più piccoli dei loro fratelli sani, mantenendo comunque le proporzioni corrette. Un' altra manifestazione clinica del nanismo è che gli esmplari malati non sviluppano il pelo da adulto, col tempo perderanno il pelo da cucciolo e svilupperanno l'alopecia.
Il ritardo nella crescita e l'anomalia nel pelo diventano molto evidenti attorno al secondo e terzo mese d'età. Il pelo viene perso facilmente e dove manca la pelle comincia a diventare squamosa e iperpigmentata rendendo la pelle di colore scuro. Inoltre, a causa delle scarse difese immunitarie locali della pelle, gli esemplari malati sono soggetti a numerose infezioni batteriche cutanee. I segni clinici della malattia non si limitano all'aspetto esteriore del cane. L'esemplare malato soffre di un ampio spettro di manifestazioni cliniche ben peggiori dell'alopecia o delle infezioni cutanee. Per esempio la carenza dell'ormone GH ha come effetto il sottosviluppo renale, causando danni cronici ai reni. Allo stesso modo la caarenza di TSH produce una scarsa attività della ghiandola tiroidea rendendo l'animale lento e poco attivo. La carenza di gonadotropine si traduce in una non discesa di uno o entrambe I testicoli nel maschio (criptorchidismo). Le femmine invece riescono ad andare in calore ma non ad ovulare. Si può quindi convenire che il Nanismo Ipofisario sia una malattia con effetti molto gravi. Anche se l'apparenza esteriore dell'esemplare malato porta ad una diagnosi ovvia, la diagnosi finale dovrebbe basarsi sulle “prove di simulazione ipofisaria”.Questi test sono in grado di rilevare in che misura vi sia carenza o deficit degli ormoni GH, TSH, PRL,LH, FSH. La logica vorrebbe che il cane malato fosse curato con ormoni GH canini e ormoni tiroidei. Curare l'animale con ormoni tiroidei è semplice, ma non è possibile somministrare GH canini dal momento che non sono disponibili per uso terapeutico. Tuttavia la ricerca ha dimostrato che I GH suini sono identici ai GH canini, rendendoli una buona alternativa per il trattamento
della malattia. Senza cure appropriate, la prognosi a lungo termine è scarsa. Molti esemplari affetti da nanismo ipofisario non vivono più di quattro o cinque anni. Alcuni raggiungono anche età più avanzata, probabilmente perchè in alcuni casi la ghiandola pituitaria produce ancora un piccolo quantitativo di ormoni. Anche se la prognosi migliora in maniera significativa quando l'esemplare viene curato, rimane comunque sempre una prognosi riservata. Dovrebbe essere quindi chiaro che la nascita di animali affatti da questa grave malattia andrebbe evitata. A questo scopo non bisognerebbe lasciare accoppiare due cani portatori. Il problema è che non si possono distinguere dall'apparenza esteriore I cani portatori da quelli non portatori. Per distinguerli è necessario fare un Test genetico. Dopo anni di intensiva ricerca presso il Dipartimento delle Scienze Cliniche degli Animali da Compagnia dell'Università di Utrecht questo test è ora possibile! Se questo test fosse fatto su tutti I soggetti riproduttori, il Nanismo Ipofisario verrebbe completamente eliminato sia nel Pastore Tedesco che nel Cane Lupo di Saarloos. Potrebbe sembrare che il test non abbia una grande importanza dal momento che la malattia si presenta solo occasionalmente. Tuttavia si dovrebbe tenere a mente che molti esemplari malati di Nanismo Ipofisario muoiono nell'utero o subito dopo la nascita. E' necessario anche essere informati del fatto che se anche solo l' 1% dei cani fosse malato, ci sarebbe il 18% della popolazione della stessa razza che è portatore della mutazione. Questo vuol dire che il numero dei portatori è e diventerà più alto di quello che comunemente si pensa. Nel momento in cui due portatori venissero fatti accoppiare, una media del 25% della loro progenie nascerebbe malata e metà dei fratelli sarebbe portatrice della malattia.
Per il test genetico sono necessari 4ml. di sangue, raccolti in una provetta con EDTA.
In breve, il Nanismo Ipofisario è una malattia seria e incurabile, la cui incidenza è molto sottostimata. La buona notizia è che esiste un test genetico per individuare i cani portatori della mutazione. Se tutti i riproduttori fossero testati (basta una volta), e fosse applicata una corretta politica di allevamento, questa grave malattia potrebbe essere completamente eliminata.

Fonte
Annemarie Voorbij e Hans Kooistra
Dipartimento delle Scienze Cliniche degli Animali da Compagnia
Facoltà di Medicina Veterinaria, Utrecht UniversityUtrecht, Olanda

Attualmente anche in Italia è possibile far eseguire il test genetico ad un costo contenuto. L'Associazione di Tutela dela Cane Lupo di Saarloos ha recentemente sottoscritto una convenzione con il laboratorio Genefast di Bologna (www.genefast.com ) per l'esecuzione dei test a prezzi convenzionati per i soci.

Atrofia Progressiva della Retina (PRA)

La retina è una struttura che ricopre la superficie interna della porzione posteriore del globo oculare, la cui funzione principale è quella di ricevere stimoli luminosi e di trasmetterli attraverso vie neurologiche alla corteccia visiva che elabora tali impulsi trasformandoli in immagini.
Questo è possibile grazie alla presenza dei fotorecettori (coni e bastoncelli) i quali sono in grado di recepire la luce e trasformarla in impulso elettrico. La retina può andare incontro a diversi processi patologici tra i quali distacchi retinici, retiniti e forme degenerative.
Tra queste ultime l’Atrofia Progressiva della Retina (PRA) occupa uno spazio rilevante. Atrofia è una definizione che comprende un vasto gruppo di malattie degenerative. In molti animali, la PRA progredisce lentamente ed i primi segni possono non essere percepiti.
La graduale perdita della vista avviene come quando una tenda oscura lentamente la luminosità in un ambiente. Se la luce diminuisce dolcemente i nostri occhi si adattano e solo quando arriva il buio si ha la totale cecità.
La PRA è una malattia ereditaria quindi trasmissibile geneticamente e i soggetti a cui viene diagnosticata non dovrebbero accoppiarsi per impedire la diffusione della patologia e colpire altri membri della razza.

Sintomatologia clinica
Iniziale diminuzione della vista in ambienti con scarsa luminosità fino alla completa cecità al buio. In un secondo momento a seconda della gravità si presenta con difficoltà a vedere oggetti in movimento e conseguente progressiva perdita della vista anche in ambienti luminosi. Potreste accorgervi che il vostro cane non vuole piu’ camminare al buio e che si perde anche in casa ma soprattutto negli ambienti sconosciuti.
Spesso ci si rende conto del disturbo visivo solo quando avvengono cambiamenti in ambienti domestici per esempio nell’arredamento. La diagnosi viene fatta attraverso una visita oftalmologica approfondita dove grazie all’Oftalmoscopio si evidenziano tipiche lesioni, caratteristiche di tale patologia.
E’ fondamentale differenziare la PRA da altri disordini oculari a carico della retina e del nervo ottico perchè vi sono malattie che possono essere curate purchè diagnosticate velocemente.
La PRA di solito colpisce entrambi gli occhi e cani di diversa età a seconda della razza. Certe variazioni fisiologiche non permettono a volte di diagnosticare in tempo la PRA fino a quando la malattia è ad uno stato avanzato.
Tuttavia è possibile fare delle diagnosi precoci e definitive attraverso l’elettroretinografia (ERG). Tale test è un esame non invasivo che misura gli impulsi elettrici che si generano e si propagano all’interno della retina. Tale è la sensibilità di questo esame che è possibile far diagnosi prima che si manifestino i segni clinici.
Cio’ è importante soprattutto per evitare che cani portatori della patologia siano utilizzati come riproduttori. Esistono anche test genetici per alcune tipologie di PRA in diverse razze che permettono di individuare cani che non manifestano la patologia ma che possono trasmetterla. La PRA non è una malattia dolorosa.
La perdita del Visus avviene lentamente e i nostri compagni hanno il tempo di adattarsi ai cambiamenti. Organi di senso come olfatto e udito gli permettono di recuperare sicurezza e disinvoltura. Cio’ nonostante il nostro compito è quello di aiutarli a mantenere una certa qualità di vita. Purtroppo attualmente non esistono cure per questa patologia ma sono in corso molti studi.

Cenni di genetica
La PRA da un punto di vista genetico è una malattia autosomica (non è legata al sesso) e recessiva. In una malattia genetica recessiva la comparsa della manifestazione clinica avviene quando la mutazione causale è presente su entrambi i cromosomi omologhi (omozigosi).

Ciò significa che si possono distinguere 3 diverse possibilità:
1. SANO: l’animale non presenta la mutazione in nessuno dei 2 cromosomi omologhi
2. AFFETTO: l’animale presenta la mutazione in entrambi i cromosomi omologhi
3. PORTATORE (carrier): l’animale è clinicamente sano e presenta la mutazione in uno solo dei 2 cromosomi omologhi. Lo stato di portatore è il più “problematico” perché nonostante sia clinicamente sano può generare prole malata se incrociato con un altro individuo portatore.
Recentemente è stato scoperto che la mutazione genetica responsabile di PRCD consiste in una mutazione puntiforme (di una singola base nucleotidica) presente sul cromosoma 9 (CFA09) in cui al posto di una base nucleotidica G è presente una base nucleotidica A. L’analisi PRA è eseguita sul DNA genomico, che può essere estratto da numerose matrici come ad esempio il sangue o il pelo. L’analisi consiste nella valutazione della sequenza nella regione di interesse dopo avere opportunamente preparato il campione.
Da un punto di vista pratico, la conoscenza dello “stato genetico” degli animali è assolutamente necessaria per l’allevatore, sia per eliminare con il tempo la malattia nelle future generazioni, sia perché tutti gli animali possono essere impiegati nei piani di accoppiamento purché opportunamente programmati.

In termini di probabilità genetica:
da 2 animali geneticamente sani sarà generata solo prole sana
da 2 animali carrier, ci sarà una probabilità del 50% di generare prole carrier, un 25% di generare prole sana e un 25% di generare prole malata
da 2 animali malati sarà generata solo prole malata

Più complessa è la situazione che si viene a delineare dall’incrocio di animali con genotipo tra loro differente. Per semplificare e parlare in termini pratici, è chiaro che un animale carrier incrociato con uno sano non avrà alcuna possibilità di generare prole malata; così come incrociando un affetto con un sano. Da un carrier X un sano ci sarà un 50% di probabilità che la prole sia sana e 50% che sia carrier, potremo così continuare ad allevare con la progenie sana, mentre da un affetto X un sano tutta la prole sarà carrier. Ovviamente, per evitare di generare prole affetta non si dovrà mai incrociare un soggetto carrier con uno affetto.
Di conseguenza, da ciò si evince perché sia così importante il riconoscimento del genotipo, dal momento che consente di potere impiegare tutti gli animali dell’allevamento senza originare cani malati.
E’ importante ribadire ulteriormente che riconoscere lo stato di portatore è fondamentale per programmare i piani di accoppiamento; in questo modo all’interno di un allevamento anche un animale portatore può essere utilizzato purché sia accoppiato con un animale sano. Analogamente, la diagnosi precoce dei soggetti malati eviterà di utilizzare in modo non oculato animali, che sono geneticamente malati, ma clinicamente ancora sani (la PRA si può manifestare tardivamente) nei piani di accoppiamento.
Con il tempo, sarà poi compito e volontà dell’allevatore quello di volere eradicare la malattia dal suo allevamento. Infatti l’incrocio consapevole consentirà di evitare la generazione di animali malati, con una notevole riduzione dell’incidenza nell’allevamento dell’allele mutato; successivamente, la progressiva e definitiva eradicazione della malattia si otterrà con l’accoppiamento sempre più mirato utilizzando animali sani, che a quel punto saranno sempre di più nell’allevamento.
Possiamo perciò affermare che la PRA si può combattere e che la conoscenza è l’arma per ottenere questo obiettivo.

Fonti: www.visionvet.it
Dott. Vet. Maria Elena Turba – Laboratorio Veterinario Torinese

Miosite

La miosite è un'affezione infiammatoria dei muscoli. Può essere una condizione grave e dolorosa e probabilmente un indicatore precoce di una possibile patologia sottostante.
Questo tipo di patologia muscolare (miopatia) rappresenta un gruppo di patologie diverse caratterizzate dalla presenza di cellule infiammatorie nei muscoli.

La miosite può colpire:
- Un solo muscolo
- Gruppi di muscoli. Per esempio: i muscoli masticatori localizzati nella parte superiore e laterale della testa (miosite dei muscoli masticatori) o i muscoli deputati al movimento del bulbo oculare (miosite dei muscoli extra-oculari) oppure tutti i muscoli corporei (polimiosite, dermatomiosite e miopatia necrotizzante)

Cause: la flogosi (infiammazione) muscolare può essere dovuta a:
- Risposta dell'organismo ad un agente infettivo (parassita o virus) presente all'interno del muscolo (miosite infettiva).
- Abnorme reazione del sistema immunitario diretta contro il muscolo (miosite immunomediata). Nella miosite masticatoria, l'organismo produce anticorpi che attaccano porzioni muscolari presenti solamente nei muscoli masticatori. Il motivo di tale reazione da parte del sistema immunitario è sconosciuto.
- La miosite può anche essere associata a neoplasia. L'infiammazione sviluppatasi può trasformarsi nel tempo in neoplasia (alterazione precancerosa) oppure un tumore presente in altre sedi corporee può innescare una reazione di natura immunitaria verso il muscolo (effetto paracanceroso).

Segni e sintomi: iI segni causati dalla miosite possono variare in modo significativo a seconda dei muscoli colpiti.
La miosite dei muscoli masticatoriinizialmente causa gonfiore a carico dei muscoli localizzati nella parte superiore della testa. Successivamente, una o due settimane dopo, insorge una progressiva atrofia muscolare. Il cane di solito presenta difficoltà a muovere la mascella, sperimentando dolore e problemi nell'assunzione di cibo o acqua.
Col tempo, la miosite masticatoria inibisce completamente la mobilità mandibolare, impedendo al cane di aprire la bocca. Gli occhi dell'animale possono apparire infossati, a causa della contrazione dei muscoli localizzati dietro l'occhio. La miosite dei muscoli intorno all'occhio inizialmente causa la protrusione del bulbo oculare. E' possibile la presenza di gonfiore nella zona circostante l'occhio associata a deviazione del bulbo oculare e alterazioni della vista.
Il cane affetto da miosite generalizzata (polimiosite) presenta un'andatura rigida, dolore muscolare, debolezza e non è in grado di svolgere normalmente attività fisica. Le fasi iniziali della malattia sono caratterizzate da gonfiore muscolare generalizzato e successivamente da atrofia muscolare. Altri segni associati alla polimiosite includono rigurgito di acqua e cibo, difficoltà di deglutizione e talvolta problemi respiratori.
Alcune razze canine (Shetland Sheepdog, Australian Cattle Dog, Rough Collie) possono sperimentare una condizione denominatadermatomiosite, in cui si sviluppano lesioni cutanee associate ad atrofia muscolare, dolore o andatura anomala.

Diagnosi
La diagnosi di miosite può essere confermata dal prelievo e successivo esame di un campione di tessuto muscolare. I risultati mostreranno la presenza di cellule infiammatorie nel muscolo. La miosite dei muscoli masticatori può essere diagnosticata con un semplice esame del sangue che misura il livello di anticorpi diretti contro i muscoli masticatori (test per l'identificazione degli anticorpi 2M). Può essere necessaria l'esecuzione di altri test per eliminare un potenziale infettivo (esame del sangue) o per escludere la presenza di una neoplasia nel corpo del cane (radiografie/ecografie toraciche e addominali).

Terapia
In genere, il trattamento della miosite mira a contrastare l'iperattività del sistema immunitario mediante la somministrazione di farmaci detti immunosoppressori. Il trattamento principale di solito prevede dosaggi elevati di steroidi (prednisolone). In combinazione con gli steroidi, possono essere utilizzati altri farmaci immunosoppressivi (come azatioprina, citarabina, micofenolato, ciclosporina e ciclofosfamide). L'obiettivo terapeutico a breve termine è il ritorno alla normalità del cane utilizzando dosaggi elevati del farmaco prescelto. Quando la malattia è sotto controllo, il dosaggio viene gradualmente ridotto (nella speranza che non si presenti una recidiva). L'obiettivo terapeutico a lungo termine è di interrompere definitivamente la somministrazione di farmaci, sebbene questo in genere non sia possibile, rendendo necessaria la somministrazione continua di un basso dosaggio al fine di evitare il ripresentarsi dei sintomi.
Tutti i farmaci presentano effetti collaterali e gli immunosoppressori sono farmaci particolarmente potenti. Il rischio principale correlato all'impiego di questi farmaci è che il sistema immunitario venga soppresso in modo eccessivo, rendendo il cane maggiormente suscettibile alle infezioni.
Nei rari casi in cui la causa sottostante della miosite sia una neoplasia o un'infezione, la terapia dovrebbe mirare al trattamento di tali condizioni. Purtroppo, in questi casi la prognosi è alquanto riservata.
Le prospettive per i cani affetti da miosite sono in genere buone, sebbene siano necessarie diverse settimane per osservare un miglioramento. I corticosteroidi possono causare la perdita di massa muscolare e questo può far pensare ad un aggravamento della condizione, anche se in realtà la malattia è sotto controllo. Il veterinario provvederà a monitorare attentamente il cane durante l'intera durata del trattamento, per assicurasi che lo stato di salute dell'animale migliori e verificare che i farmaci non causino gravi effetti indesiderati.

Fonte: www.animaliinsalute.com

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